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Greenwashing al capolinea: dal 1° Gennaio per gli hotel scatta l’era delle prove

19 Dicembre 2025 da EWH

La lotta europea al greenwashing entra nella fase applicativa e coinvolge direttamente il mondo dell’ospitalità. Con la Direttiva (UE) 2024/825 “Empowering Consumers for the Green Transition”, infatti, l’Unione introduce paletti stringenti all’uso di affermazioni ambientali vaghe o non verificabili. Per gli albergatori questo significa ripensare in modo strutturale la comunicazione “green” in modo da poterla legare a evidenze documentate e a processi interni coerenti.

Il provvedimento aggiorna così il quadro sulle pratiche commerciali scorrette e, in sintesi, stabilisce che:

  • non sono ammessi claim generici come, ad esempio, “sostenibile”, “climate neutral”, “green”,“ impatto zero”, se non supportati da basi metodologiche solide e verificabili;
  • le dichiarazioni su durabilità, riparabilità e caratteristiche “circolari” devono essere chiare e dimostrabili;
  • l’uso di etichette e schemi ambientali deve riferirsi a protocolli credibili, con verifica indipendente nell’alveo degli standard riconosciuti, come gli schemi di Tipo I secondo ISO 14024.

Inevitabile chiedersi quali saranno gli impatti sulla filiera dell’ospitalità.

Nel marketing diventerà una prassi richiedere policy ESG, indicatori e, se dichiarate, certificazioni terze. Claim non corroborati saranno progressivamente esclusi.

La promessa fatta al cliente, inoltre, dovrà trovare delle evidenze concrete nelle procedure e nei registri interni. Serviranno KPI essenziali in merito a energia, acqua, rifiuti, approvvigionamenti per camera disponibile e serie storiche, oltre a check-list operative in housekeeping, manutenzione e F&B.

Fornitori e prodotti dovranno essere tracciati: schede tecniche, attestazioni, fatture e conformità ambientali entreranno stabilmente nella documentazione di acquisto.

In questo contesto i percorsi basati su misurazione e verifica terza diventano acceleratori di conformità e di posizionamento.

L’impostazione di EcoWorldHotel, risponde in modo preciso ai requisiti che la Direttiva rende imprescindibili. La costruzione di dossier tecnici (schede, registri, fotografie di processo, fatture) non è solo “la prova” a tutela del claim, ma anche la base per una narrazione credibile che unisce destinazione, ospite e comunità locale.

Il 2026, quindi, segnerà un cambio di passo: chi avrà costruito processi e metriche solide trasformerà la compliance in asset commerciale. I benefici attesi includono maggior credibilità verso buyer corporate e MICE, accesso a partnership che richiedono criteri ESG, migliore difendibilità della comunicazione e riduzione del rischio di contestazioni. In prospettiva, l’adozione di etichette di parte terza e la rendicontazione snella dei risultati permetteranno di differenziare l’offerta e di integrare la sostenibilità nel conto economico, come leva di efficienza e di marca.

 

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