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Mercato del tungsteno, la Cina ha dato scaccomatto a USA e UE

19 Dicembre 2025 da helly

Quando si parla di metalli il pensiero va soprattutto a quelli preziosi come oro e argento, oppure a quelli più famosi in ambito industriale come il litio. Ma c’è un metallo la cui importanza è inversamente proporzionale a quanto se ne parla, ossia il tungsteno.
Riguardo ad esso, l’Occidente sta scoprendo piano piano di trovarsi in una posizione estremamente scomoda rispetto alla Cina, che domina il mercato del tungsteno e potrebbe metterci in scacco quando vuole.

Perché è così importante il mercato del tungsteno

tungstenoAbbiamo detto che del tungsteno se ne parla poco. Eppure si tratta di un metallo pressoché insostituibile. Il suo punto di fusione è il più alto di qualsiasi altro metallo ed ha una densità paragonabile a quella dell’oro.
Non serve a fare gioielli e non è neanche essenziale per scopi nobili, come investire nelle rinnovabili, però il suo utilizzo probabilmente è ancora più prezioso, soprattutto in ambito bellico.

Il tungsteno Infatti è essenziale per le munizioni perforanti, per le corazze protettive dei veicoli, per le corazze dei soldati, per la produzione missilistica. Certo si tratta di utilizzi ai quali non vorremmo mai pensare, ma soprattutto in tempi di grande turbolenza geopolitica, il ruolo del mercato del tungsteno viene prepotentemente a galla.

La Cina regina del mercato

Ogni anno il consumo di questo metallo è pari a 2500 tonnellate. I paesi della NATO hanno stimato un incremento dei consumi del 25-30% entro i prossimi 10 anni, visti i segnali operativi attuali e i programmi di riarmamento.
Il problema però è che la maggior parte del metallo disponibile è nelle mani della Cina. Pechino infatti si è mossa da tempo sul mercato dei metalli, e adesso non solo domina le terre rare, ma detiene un monopolio quasi assoluto nel mercato del tungsteno.

La prospettiva più cupa è che Pechino potrebbe chiudere all’export, limitandosi solo a quello di prodotti finiti nel civile e nel militare. Se Pechino decidesse domani un embargo totale, le scorte europee durerebbero dai tre ai sei mesi. Dopodiché, le fabbriche di munizioni (e molte industrie civili di precisione) si fermerebbero.

La posizione di USA e UE

Questo scenario pone Stati Uniti ed Europa in una posizione scomoda. Gli americani non estraggono tungsteno dal 2015, quando venne chiusa l’ultima miniera, e dipendono per il 67% dalle importazioni. Anche nel sottosuolo europeo ci sarebbe metallo da estrarre, ma mancano la volontà politica e la capacità industriale di estrarlo, con il risultato che ci sono pochissime mini reattive (come Panasqueira in Portogallo). Il problema è che dopo essere rimasti fermi a guardare per tanti anni, la corsa ai ripari adesso sembra  tardiva.

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