Daniel Mannini commenta la grande mostra in omaggio all’immenso Fernando Botero
elenagollini
In occasione della straordinaria mostra personale dedicata alla produzione d’eccellenza del magister Fernando Botero (allestita presso il contesto del Forte di Bard fino al 6 aprile 2026) è possibile ammirare oltre 100 opere tra disegni, pitture e sculture, che toccano tutti i temi più cari all’illustre autore, incluso anche la speciale commistione di contaminazione con gli esimi maestri del rinascimento italiano, dai quali ha recuperato una potente vocazione di ispirazione creativa, riuscendo a ricavarsi uno stile di unicità esclusiva, con un registro linguistico inconfondibile e inimitabile. Al centro del percorso, la ricerca del confronto tra diverse tecniche utilizzate da Botero sullo stesso soggetto: olio, disegno, acquerello e scultura. Sono esposti in allestimento per la prima volta come inediti sui generis anche degli schizzi preparatori accanto ai grandi capolavori finiti di epocale virtù qualitativa, nei quali Botero si intreccia e si rapporta con i principali temi dell’arte classica, in armoniosa fusione di sintonia compositiva e di orchestrazione scenica. È stato predisposto anche un percorso tattile inclusivo, per una più facile e agevolata fruizione dei contenuti rivolto alle persone con disabilità visiva. Su questa scia di mostra davvero altisonante è stata fatta un’apposita intervista al giovane artista creativo Daniel Mannini (www.danielmanniniart.it) con alcune domande mirate da parte della dottoressa Elena Gollini, che ha voluto improntare la conversazione informale su punti cardine di avvalorante prospettiva riflessiva.
D: Un tuo commento sulla cifra stilistica inconfondibile e peculiare dell’illustre Fernando Botero protagonista in mostra al Forte di Bard.
R: La cifra stilistica di Fernando Botero si distingue per il suo stile inconfondibile e immediatamente riconoscibile, caratterizzato da forme arrotondate e voluminose che accentuano le curve e le proporzioni, trasmettendo alle sue opere un senso di monumentalità e di morbidezza che trascende la realtà. La sua estetica, insieme ad una composizione cromatica importante dove il colore è vivo, rende ogni suo dipinto carico di espressività, creando un collegamento tra forma, colore e significato che affascina e coinvolge profondamente tutti quelli che hanno, o hanno avuto, un contatto visivo con la produzione artistica. La sua figura è sicuramente importante per la storia dell’arte, soprattutto per la sua poetica distintiva. La mostra al Forte di Bard rappresenta dunque un’occasione unica per ammirare i suoi dipinti e per apprezzare la profondità del suo universo artistico.
D: Quale tra le opere capolavoro di Botero ti attira e ti conquista maggiormente e perché?
R: Tra le opere di Fernando Botero, quella che mi ha conquistato e a cui sono legato, è sicuramente il suo celebre dipinto “Una famiglia”. Questa opera rappresenta una scena familiare con figure dalle proporzioni tipiche della sua forma artistica. Ciò che rende così affascinante l’opera è la sua capacità di trasmettere calore, intimità e quotidianità attraverso le figure che la compongono, che mi riportano a uno di quei momenti passati e nostalgici della sensazione di protezione. La rappresentazione delle persone con forme abbondanti invita lo spettatore a riflettere sulla bellezza e sulla dignità delle dimensioni umane, in qualunque aspetto e forma. Inoltre, l’uso del colore vibrante e la composizione equilibrata contribuiscono a creare un senso di gioia e di convivialità. Questa celebrazione alla vita, all’amore e la famiglia con un tocco di umorismo e di umanità, rendono questo dipinto immortale, non solo per la sua estetica ma anche per il suo significato profondo, creando questo connubio perfetto.
D: Un tuo commento su questa citazione emblematica di Botero: “L’arte è una tregua spirituale e immateriale alle difficoltà della vita”.
R: La citazione di Botero, coglie in modo profondo il potere dell’arte come spazio di sollievo e rifugio. In un mondo spesso attraversato da incertezze, l’arte si presenta come un momento di pausa, di riflessione, in questo moto veloce della vita. Crea una possibilità di guardarsi dentro ed esprimere la propria personalità, il proprio stato d’animo, la propria filosofia. Personalmente è iniziato il tutto dalla semplice voglia di trovare un mezzo comunicativo per esprimermi, ma soprattutto per vivere l’esperienza della creazione che subisce sempre una metamorfosi tra un dipinto o un’immagine grafica. Il motore trainante è dovuto da questa esigenza di assaporare questo tipo di approccio, capire cosa si cela nel dietro le quinte, le varie fasi di realizzazione. È un punto di vista che mi ha sempre affascinato, perché non c’è cosa più intima di un’opera d’arte, in quanto rappresenta una parte del proprio essere.
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