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Consumi: per creare Bitcoin serve più energia elettrica che in Marocco

7 Dicembre 2017 da helly

Le incredibili performance delle criptovalute – in primo luogo Bitcoin – fanno passare in secondo piano alcuni aspetti nebulosi che lo riguardano, riguardo la sicurezza o l’esistenza di un rischio bolla speculativa. Finché tutto va, insomma, i dubbi sono schiacciati dai rendimenti. C’è però un’altra serie di aspetti che non vengono mai discussi, eppure meritevoli di approfondimento. Ad esempio il consumo energetico connesso all’attività di “mining” (come si chiama la creazione dei Bitcoin). E’ stato infatti stimato che l’attuale consumo energetico annuo per il “mining” di Bitcoin è pari a 29,86 TWh, ovvero lo 0,13% di tutta l’energia globale.

I dati sui consumi del Bitcoin

bitcoinSembra pochissimo ma in realtà se la comunità dei Bitcoiners fossero una nazione, si classificherebbero al 64esimo posto della classifica mondiale, poco più su del Marocco. Il 10% di quanto viene consumato in Italia. Tradotto in termini economici: produrre Bitcoin ogni anno costa circa 1,5 miliardi di dollari. Finché questa cifra verrà ampiamente compensata dai profitti (stimabili in 7,2 miliardi) andrà tutto bene e ci si preoccuperà solo di analizzare il suo andamento o studiare se arrivano dall’indicatore Macd segnali operativi, oppure come viaggiano le trend-lines. Del resto invece ci si interesserà poco.

Tuttavia più aumenta la concorrenza attorno a Bitcoin, maggiore sarà l’incremento dei consumi perché servirà più potenza di calcolo. E quindi anche i costi cresceranno per il continuo aggiornarsi di hardware e software. Ad esempio, solo nel mese scorso l’energia richiesta è aumentata del 29,98%. Se il mining procedesse a questi ritmi di crescita, nel 2019 potrebbe superare il consumo annuo degli USA.

E’ presto ancora perché tutto ciò diventi preoccupante, anche perché i Bitcoin restano ad oggi la più famosa e utilizzata valuta virtuale. Il suo indicatore Accumulation Distribution forex resta e resterà ancora a lungo il più osservato dagli investitori, rispetto a quello delle altre criptovalute. Tuttavia col passare del tempo i costi connessi al consumo energetico potrebbero incidere drammaticamente sulla sua diffusione. Molti finirebbero perciò per dirottarsi su criptovalute meno redditizie, ma anche molto meno onerose da creare.

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