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Tobin Tax europea: via libera del Parlamento europeo alla tassa sulle transazioni finanziarie per Italia ed altri 10 paesi

11 Gennaio 2013 da dagata

Tobin Tax europea: via libera del Parlamento europeo alla tassa sulle transazioni finanziarie per Italia ed altri 10 paesi. Permangono incertezze per quanto riguarda la ripartizione dei fondi recuperati. Gli inglesi non vogliono sentirne parlare.

Il Parlamento europeo ha dato il via libera Mercoledì alla procedura per l’introduzione di una tassa sulle transizioni finanziarie (TTF) in 11 paesi UE, fra i quali l’Italia., nonostante l’incertezza che circonda l’assegnazione dei fondi recuperati. La risoluzione è stata approvata con 533 voti a favore, 91 contrari e 32 astensioni. Il Parlamento aveva da tempo chiesto l’introduzione di una TTF per attribuire maggiori responsabilità agli operatori finanziari nella risoluzione della crisi da loro causata, e per scoraggiare comportamenti eccessivamente rischiosi nel futuro. Nel testo, i deputati sottolineano che il fine ultimo da perseguire rimane l’introduzione di una TTF a livello mondiale e chiedono pertanto all’Ue di continuare i suoi sforzi in tal senso. Gli 11 Stati membri UE che parteciperanno alla procedura di cooperazione rafforzata sono:Italia, Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna. Insieme, rappresentano circa il 90% del PIL della zona euro.L’iniziativa è stata sostenuta da tutti i gruppi politici del Parlamento europeo, con la notevole eccezione degli euroscettici britannici, preoccupati per l’impatto sui non partecipanti. Altri paesi stanno prendendo in considerazione di aderire. Per esempio i Paesi Bassi finora apertamente riluttanti, hanno recentemente espresso il loro interesse e potrebbero entrare a farne parte.Ottenuto il consenso del Parlamento, per lanciare definitivamente la procedura è necessaria l’approvazione a maggioranza qualificata da parte del Consiglio.
La tassa sulle transazioni finanziarie – TTF – è un’imposta estremamente ridotta su ogni compravendita di strumenti finanziari. L’attuale proposta prevede un tasso dello 0,05%.
Questo non scoraggerebbe i normali investimenti sui mercati, mentre è ben diversa la situazione per chi specula comprando e vendendo titoli nell’arco di pochi secondi o addirittura di millesimi di secondo e che dovrebbe pagare la tassa per ogni transazione. Il peso della tassa diventa progressivamente più alto tanto più gli obiettivi sono di breve periodo. Realizzando 100 operazioni di compravendita sullo stesso titolo dovrei pagare la TTF 100 volte, il che renderebbe l’operazione speculativa economicamente sconveniente.Non solo. Il mercato dei derivati, con costi delle transazioni molto più ridotte del mercato spot, sarebbe colpito in maniera proporzionalmente maggiore. Al contrario, gli acquisti realizzati con orizzonti di lungo periodo non subirebbero effetti apprezzabili o verrebbero completamente escluse, come previsto dal presente testo di legge. Questo significa che piccoli risparmiatori, fondi pensione e altri investitori istituzionali trarrebbero beneficio dall’imposta il cui peso ricadrebbe su attori altamente speculativi quali gli hedge fund.
Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, in altre parole la tassa rappresenta uno strumento di straordinaria efficacia nel contrastare il “casinò finanziario” e per riportare la finanza al suo ruolo originario: non un fine in sé stesso per produrre denaro dal denaro nel più breve tempo possibile, ma un mezzo al servizio dell’economia e della società.

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