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Scandalo Protesi PIP. I migliori chirurghi britannici invitano il governo a sostenere la rimozione di tutte le protesi mammarie impiantate in 50.000 donne britanniche.

18 Aprile 2013 da dagata

Scandalo Protesi PIP. I migliori chirurghi britannici invitano il governo a sostenere la rimozione di tutte le protesi mammarie impiantate in 50.000 donne britanniche.

Una nuova eclatante ricerca dimostra scientificamente che gli involucri sono difettosi e mettono le donne in pericolo

 

Lo scandalo scoppiato nel 2011 delle protesi PIP, le protesi mammarie d’origine francese ritenute pericolosissime per la salute e sulle quali pende un’inchiesta giudiziaria che ha segnato le cronache mondiali, dopo un silenzio durato alcuni mesi viene oggi rilanciato in maniera eclatante sulla stampa britannica.

I più importanti medici britannici hanno, infatti, chiesto al governo di autorizzare la rimozione delle protesi PIP impiantate su 50.000 donne a seguito di una nuova ricerca che dimostra scientificamente che i loro involucri sono difettosi.

I gusci protettivi del silicone, come già evidenziato dall’inchiesta giudiziaria francese che aveva portato all’arresto del fondatore dell’azienda produttrice, Jean-Claude Mas, sono più propensi a degradare rispetto a quelli utilizzati in altri, sottoponendo al rischio, le donne che hanno ricevuto l’impianto, che la sostanza contenuta si disperda nel loro organismo. Peraltro, era già stato dimostrato che essi avevano più del doppio delle probabilità di rottura di altri impianti e che erano pieni di silicone industriale utilizzato nella produzione di materassi.

I medici che hanno condotto lo studio, tra cui il professore in nanotecnologie Alexander Seifalian e il top chirurgo plastico professor Peter Butler, hanno quindi affermato la necessità che tutti le protesi dovessero essere spiantate dai seni che le avevano ricevute.

L’ex presidente dell’associazione britannica dei chirurghi plastici estetici, Nigel Mercer, ha, peraltro, corroborato questa tesi secondo cui se se si hanno problemi con il guscio esterno di un impianto, lo stesso poi agirà come un colabrodo e il silicone si disperderà nel corpo.

I test sulle diverse partite di questi impianti è stato inutile, così non è possibile sapere quali donne potrebbero essere maggiormente a rischio. Insomma, è una sorta di lotteria.

È giusto, quindi, sostenere ed invitare tutte le donne ad espiantarle.

Finora le donne cui erano state impiantate si erano lamentate di vari problemi, tra cui l’ingrossamento dei linfonodi, grumi e dolori nei loro seni.

Ma nonostante ciò, mentre le autorità francesi avevano accettato di rimuovere a carico del Servizio Sanitario Nazionale le protesi da tutte le donne a titolo di misura preventiva, le istituzioni sanitarie  di altri paesi tra cui Regno Unito ed Italia hanno continuato a insistere che non ci sono prove sufficienti per raccomandare loro rimozione ordinaria.

Per esempio, il Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS) avrebbe rimborsato solo nel caso che gli esperti avessero paventato un’’esigenza clinica’ a fare l’intervento di rimozione nel caso in cui le le cliniche private che li avevano installati si fossero rifiutati a farlo. Il NHS ha deciso quindi di non addossarsi le spese della sostituizione.

Ma l’ultima ricerca ha alimentato ulteriormente la necessità di introdurre una politica preventiva per rimuovere tutti i PIP a causa dei rischi.

Lo studio ha esaminato 18 protesi PIP rimosse dalle paziente tra gennaio e marzo 2012.

I ricercatori del Royal Free Hospital nel nord di Londra e della University College di Londra, hanno testato la resistenza del materiale nelle protesi PIP.

Lo studio ha dimostrato che gli involucri erano ‘significativamente più deboli’ di altre marche.

Ancora una volta, alla luce di quanto denunciato sui media britannici, spiega Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, nell’inerzia delle istituzioni sanitarie italiane  – perché il Consiglio Superiore della Sanità aveva espresso un parere sulla questione, che non abbiamo mai ritenuto esaustivo e concludente di questo tenore: “Per le protesi Pip non esistono prove di maggior rischio di cancerogenicità ma sono state evidenziate maggiori probabilità di rottura e di reazioni infiammatorie. Pertanto, le donne che hanno subìto un impianto di protesi mammarie Pip sono invitate a discutere la loro situazione con il proprio chirurgo” – siamo costretti a ritornare su un argomento che per l’entità dello scandalo doveva essere già chiuso con un provvedimento del Ministero della Salute che avrebbe dovuto ordinare la rimozione delle protesi e la loro sostituzione con nuove a tutte le donne che ne avessero ricevuto l’’impianto a completo carico del Servizio Sanitario Regionale per i rilevanti rischi per la salute ed in virtù dello stesso principio di prevenzione adottato in Francia.

Nel nostro paese, infatti, sono circa 5mila le donne cui sono state impiantate protesi dell’azienda transalpina. Si tratta di impianti effettuati prima del 2010, anno in cui anche in Italia, dopo la decisione francese, le protesi Pip erano state ritirate dal commercio.

Pertanto, nel silenzio delle nostre autorità, abbiamo proseguito in questi mesi a predisporre azioni risarcitorie specie nei riguardi di quei centri estetici dove sono stati eseguiti impianti con protesi Pip e che si sono dimostrati sordi a richiamare le proprie clienti per invitarle a sostituire o rimuovere le protesi.

È da sottolineare, infatti, che il Ssn ha purtroppo stabilito di farsi carico degli interventi medico/chirurgici solo laddove vi sia un’”indicazione clinica specifica”

 

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