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Virus della nuova influenza aviaria si diffonde a Pechino

18 Aprile 2013 da dagata

Virus della nuova influenza aviaria si diffonde a Pechino. Primo caso al di fuori della Cina orientale. Per lo Sportello dei Diritti evitare la diffusione geografica con uno screening delle persone negli aeroporti per fermare il virus

Una bambina di sette anni è il primo caso confermato di Pechino di un nuovo ceppo del virus dell’influenza aviaria che ha ucciso sino ad oggi 11 persone e infettato altre 37 in Cina orientale.

L’Health Bureau di Pechino ha riferito che la ragazza, i cui genitori sono nel commercio del pollame vivo, è stata ricoverata in un ospedale giovedi con sintomi di febbre, mal di gola, tosse e mal di testa,. Oggi, dopo le analisi di controllo è stata confermata che è stata infettata con il virus H7N9. La ragazza è stata ricoverata in un ospedale ed è in condizioni stabili.

Il caso nella capitale della Cina è il primo confermato al di fuori della Cina orientale, dove il virus è stato identificato a fine marzo, costringendo ad una massiccia macellazione del pollame vivo e a divieti relativi al commercio di pollame in diverse città, tra cui il centro finanziario di Shanghai.

A  Shanghai, centro dell’epidemia, sono stati diagnosticati 21 casi, tra cui sette decessi. Una persona è stata dimessa dopo la guarigione.

Il virus variante dell’influenza aviaria fu identificato il 31 marzo 2013, quando le autorità sanitarie cinesi annunciarono che un virus classificato H7N9 aveva infettato tre pazienti.

A partire dal 12 aprile 2013, quaranta casi di infezione umana con l’influenza A(H7N9) sono stati segnalati in quattro province in Cina orientale (20 a Shanghai, 12 nel Jiangsu, sei in Zhejiang e due in Anhui) dal 31 marzo 2013, dall’esordio della malattia tra il 19 febbraio e il 5 aprile 2013. La data di esordio della malattia è attualmente sconosciuta per tre pazienti. Undici pazienti sono morti, 27 rappresentano casi gravi mentre tre sono casi lievi. Le condizioni dei pazienti gravemente ammalati, sono in una condizione stabile. L’età media è di 65 anni con un intervallo tra 4 a 87 anni; 12 di loro sono femmine.

Nessuna correlazione epidemiologica tra i casi è stata identificata fino ad oggi. Più di 700 persone che sono state strettamente in contatto con gli infettati sono monitorati costantemente. Ci sono segnalazioni di un potenziale piccolo contagio in famiglia della malattia intorno al primo caso, ma questo non è stato confermato dai dati di laboratorio. Nel Jiangsu, l’inchiesta è in corso per quanto riguarda un contatto di un precedente caso confermato che ha i sintomi della malattia.

L’origine di queste infezioni e la modalità di trasmissione sono ancora da stabilire. Questa è la prima volta che le infezioni umane con virus di influenza A(H7N9) sono stata identificate.

Le autorità sanitarie cinesi stanno rispondendo a questo allarme di sanità pubblica con una sorveglianza rafforzata, epidemiologica e con indagini di laboratorio e analisi. Il settore sanitario ha intensificato le indagini sulle possibili fonti e serbatoi del virus.

L’autorità ha riferito all’organizzazione mondiale per la salute animale (OIE) che A(H7N9) è stato rilevato nei campioni di carne dei piccioni e polli e nei campioni ambientali in tre mercati di Shanghai. Questi mercati sono stati chiusi e il pollame vivo è stato abbattuto. Il virus è stato rilevato anche in 14 campioni positivi in cinque mercati dove erano comercializzati uccelli vivi in Anhui, Jiangsu e Zhejiang. Nessun vaccino è attualmente disponibile per questo sottotipo di virus influenzale. I risultati preliminari suggeriscono che il virus è sensibile agli inibitori della neuraminidasi (oseltamivir e zanamivir).In questo momento non c’è alcun segnale di trasmissione da uomo a uomo in corso e non c’è ulteriore diffusione geografica. Altri sporadici casi dovrebbero essere ancora segnalati. Per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, lo screening negli aeroporti è la migliore soluzione per fermare la diffusione dell’ influenza aviaria anche se è ancora troppo presto per confermare la vera dimensione del problema. Un eventuale rischio di diffusione della malattia in Europa è considerato basso, anche se non è possibile escludere singoli casi provenienti dalla Cina.

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