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Passibile di condanna per lesioni personali e omessa custodia il padrone del cane che morde l’ospite

15 Giugno 2013 da dagata

Passibile di condanna per lesioni personali e omessa custodia il padrone del cane che morde l’ospite. A nulla vale la circostanza che il pastore tedesco reagisca all’involontario pestone sulla zampa durante una festa. L’animale doveva almeno avere la museruola

 Padroni degli animali attenti perché anche secondo la Cassazione può essere condannato per lesioni personali gravi e omessa custodia il proprietario del cane di grossa taglia che, lasciato incustodito, aggredisce e morde un terzo. A nulla rileva l’accidentalità del fatto che ha causato la reazione dell’animale, in quanto sarebbe stato facilmente evitabile se fosse stato custodito in un luogo non accessibile a terzi o almeno munito di museruola.

È una sentenza della Corte di cassazione penale la numero 23352 del 30 maggio 2013 a stabilirlo  nel rigettare il ricorso di un giovane condannato per i reati di lesioni personali gravi e omessa custodia, dal Giudice di Pace di Belluno che lo aveva dichiarato colpevole per aver lasciato libero e incustodito senza museruola il proprio cane pastore tedesco che aveva aggredito e morsicato un ospite provocando gravi lesioni personali.

Nella fattispecie il 27enne proprietario dell’animale domestico, lo aveva lasciato libero e senza museruola nel corso di una festa tenutasi nel giardino di casa in presenza di molti ospiti: il cane aveva aggredito un invitato a seguito di una pestata involontaria della zampa da parte di un altro dei presenti.

In tal senso, per la Suprema Corte non assume alcun rilievo la circostanza che l’episodio sia stato generato da un fatto accidenta: è al contrario importante dal punto di vista penale, la circostanza che l’animale non sia stato custodito in un luogo non accessibile agli ospiti o, quanto, meno sia stato munito di museruola. «La norma prudenziale che impone la custodia di un animale, ancor più, quando trattasi di un cane di razza di grossa taglia e tendenzialmente pericoloso, è stata, dunque, violata dal proprietario, e di conseguenza alcuna censura può muoversi alla sentenza impugnata».

Una sentenza che per Giovanni D’Agata presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti”, da una parte dovrebbe portare ad elevare il livello d’attenzione di chiunque possiede un “fido” e dall’altra pone interessanti profili risarcitori per le vittime di aggressioni da parte di ogni tipo di animale domestico lasciato incustodito.

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