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Un caso di influenza aviaria scoperto nei Paesi Bassi, dopo quello in Germania ed un nuovo caso in Gran Bretagna

14 Dicembre 2014 da dagata

Un caso di influenza aviaria scoperto nei Paesi Bassi, dopo quello in Germania ed un nuovo caso in Gran Bretagna. Lo “Sportello dei Diritti”: le autorità sanitarie monitorino la situazione

 

I Paesi Bassi hanno concordato domenica divieto di trasporto di pollame, uova, escrementi e lettiere sporche per un periodo massimo di 72 ore. Questa misura è stata presa dopo la scoperta di una pericolosa variante dell’influenza aviaria in un allevamento di galline ad Hekendorp, nella provincia di Utrecht.

Secondo il Ministero olandese degli affari economici, il virus scoperto è altamente contagioso e trasmissibile anche all’uomo.

Oltre il divieto di trasporto, le autorità olandesi hanno deciso di imporre il confinamento del pollame in tutto il paese per tre giorni. I 150.000 volatili dell’azienda in questione saranno tutti soppressi..

Il divieto di trasporto di pollame sarà valido per 30 giorni entro un raggio di 10 km attorno all’azienda interessata.

La notizia viene segnalata dopo che almeno un caso di influenza aviaria è stato confermato in un allevamento di anatre in Inghilterra nel villaggio di Nafferton, East Yorkshire.

Il ceppo del virus trovato nella fattoria dello Yorkshire è stato identificato come il virus H5 – ma non il temibile H5N1 che uccise milioni di uccelli e centinaia di esseri umani – ha confermato il dipartimento per l’ambiente, alimenti ed affari rurali.

Una portavoce del Dipartimento in questione ha confermato che il rischio per la salute pubblica è “molto basso”.

Tali nuovi casi sono stati resi pubblici dopo che il ceppo H5N8 è stato scoperto in Germania il 6 novembre

In situazioni del genere, rileva Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti” è comunque sempre utile che le autorità sanitarie a livello europeo e nazionale monitorino la situazione per evitare il diffondersi di contagi, che nel caso dell’influenza aviaria nei gran parte dei casi non riguardano l’uomo ma possono causare ingenti danni alla filiera alimentare.

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