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I Tears of Sirens presentano Nebula, il loro primo singolo

6 Gennaio 2015 da ambrosiajsi

Theremin, elettronica, piano, basso e cajon per un progetto originale dal fascino e dall’afflato “cosmico”, di ricerca e sperimentazione, tecnica, ma anche emozionale.

Suoni celestiali, ma anche canto dolente dall’inferno contemporaneo, tra rovine di ideali, sete di potere e di sangue e nuove, superficiali schiavitù dell’effimero: i Tears of Sirens, nuovo progetto di Fabio Properzi (già autore Sugar, attivo nei Kinky Atoms e nei Kubriq, oltre che come solista) e della valente e versatile thereminista Giulia Riboli, conducono gli ascoltatori in una trama impalpabile, eppure palpitante di sonorità delicate e oniriche, spesso cinematiche, sempre ispirate da una ricerca musicale originale e innovativa.

L’intento dei brani del duo, interamente strumentali, è infatti manipolare il suono del theremin fino a renderlo scevro da qualunque patina tradizionale o “classica”, e a farne elemento chiave del sound design, combinandolo con elettronica, pianoforte, basso e cajon, in una sperimentazione raffinata che fonde e oltrepassa elettronica, trip hop, ambient e dream-pop; tale ricerca non suona mai algida o autoreferenziale, ma ha un cuore pensoso e struggente.

Il primo singolo del duo, che anticipa l’uscita dell’EP The Abyss come Bundle Bit Torrent (una delle nuove frontiere di diffusione della musica in digitale) e che è stato presentato in anteprima sul sito di Rockerilla con migliaia di visualizzazioni della notizia, si intitola Nebula: si tratta un pezzo volutamente “statico”, dalle sonorità siderali e soavi, spettrali e malinconiche, senza aperture o fratture, ideato come una sorta di unicum lattiginoso e luminescente, che cattura nel suo scorrere l’ascoltatore, per accompagnarlo in una sorta di catarsi e ri-costruzione di paesaggi visionari o emozionali su un benefico vacuum; così infatti presentano il brano i Tears of Sirens:

Questa canzone non va da nessuna parte, nello scorrere dei tre minuti: non c’è nessun posto da esplorare. Chiudi pure il sipario su tutti i tuoi pensieri, non immaginare il mare, né monti, né prati, né laghi, né palazzi, né viali alberati, né sgomento, né felicità; non pensare a te da piccolo, né a un momento particolare della tua vita. Butta via tutto, abbandona ogni pensiero frutto della tua fervida immaginazione, come se niente possa giovare: tutto e niente sono la medesima cosa. Gli elementi formeranno nuovi agglomerati, nuove nebulose, nuovi pianeti e spirali di materia oscura festeggeranno il tuo arrivo. Perché sei vita nella morte, vita dalla morte, sei dappertutto, in ogni cosa e da nessuna parte”.

E’ possibile ascoltare in streaming il brano nella sua versione definitiva (post-anteprima) qui:

https://www.youtube.com/watch?v=4nUd1DbVmvM

Ecco come invece è illustrata dal duo la scelta del moniker (con alcune delle idee cardine dell’EP):

“In principio le sirene rappresentavano delle grandi attrazioni per l’uomo. Suoni celestiali evocanti abissi profondi, echi e dolci lamenti ammaliavano l’uomo ingannandolo, abbagliandolo, facendogli perdere il senso del tempo ed il lume della ragione. Le sirene oggi si tramutano in suoni di allerta, di guerra: dove si sentono sirene passano morte e distruzione. L’avidità ed il potere, la corsa sfrenata all’oro nero: l’uomo viene costantemente abbagliato da questi richiami e, negli abissi del suo “Io”, si consuma la perdita della ragione. Vale veramente la pena sporcarsi le mani di sangue? Non siamo forse parte di qualcosa di più grande? Fino a che punto il lusso e il potere rendono liberi? L’evoluzione non è considerabile tale se ci ha reso schiavi. Laddove esiste un lume, si può tornare in superficie, in cerca della serenità più pura e candida, tornando ad essere liberi, pur essendo servi di noi stessi”.

Com’è noto, il theremin è uno scrigno di suoni evocativi e…di magia, dato che si suona senza mai toccarlo: con i movimenti delle mani nell’etere, avvicinandosi o allontanandosi dalle due antenne dello strumento, il thereminista ne controlla intonazione e volume.

I Tears of Sirens sono pronti a conquistarvi, intessendo il loro incantesimo d’eleganza sognante e di inquietudine sottile.

Bio:

Il polistrumentista e produttore artistico Fabio Properzi, già mente e penna degli Ameba 4, con cui ha pubblicato nel 2006 un disco per Sugar Music, ha lavorato dal 2005 al 2012 come autore per la stessa etichetta ed ha partecipato nel 2007 all’album Deconstruction Of Postmodern Musician di Corrado Rustici. Con Roberto Matarrese ha fondato il duo di indietronica dei Kinky Atoms, elogiato anche da riviste come Rumore e Suono, mentre con Ermal Meta si è cimentato nel progetto indie-folk dei Kubriq; ha in cantiere anche un album da solista.

Giulia Riboli si è accostata al theremin nel 2009, grazie anche all’eclettico thereminista italiano Vincenzo Vasi; nel 2011 ha frequentato i corsi della virtuosa tedesca Carolina Eyck alla Theremin Summer Academy di Colmar (Francia). Ha militato in varie formazioni, spaziando dalla musica cantautorale a quella cinematica ed è stata protagonista anche di eventi di particolare suggestione, come un live a 1900 m di altitudine su una piattaforma al centro di un laghetto di montagna, in cui era affiancata da un vibrazionista.

Tears of SirensNebula

Giulia Riboli: theremin, voce in loop

Fabio Properzi: pianoforte, basso, elettronica, cajon

Musica dei Tears of Sirens. Grafica di Giulia Riboli.

Produzione artistica di Fabio Properzi. Missaggio di Fabio Properzi e Roberto Matarrese.

 

Info:

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Ufficio stampa: Violet Press Office – Ambrosia J. S. Imbornone violetpress@rocketmail.com

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