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Non tutti i bambini sono uguali per Nestlé

21 Aprile 2024 da dagata

Non tutti i bambini sono uguali per Nestlé. Multinazionale accusata da Public Eye di aggiungere zuccheri ai suoi prodotti per l’infanzia, in particolare nei paesi del terzo mondo. La multinazionale risponde: rispettiamo gli standard dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS)

“Nestlé mette zucchero nei prodotti per bambini, quelli dei Paesi poveri”: la multinazionale viene oggi messa sotto accusa da Public Eye perché aggiunge zucchero ai suoi prodotti per l’infanzia, abituando quindi i bambini al gusto dolce, cosa che potrebbe causare in seguito problemi di salute. Particolarmente criticato è il fatto che mentre i cereali e il latte di proseguimento in Europa non contengono zuccheri aggiuntivi, Nestlé arricchisce gli stessi prodotti nei Paesi del terzo mondo e in quelli emergenti. Secondo l’indagine congiunta condotta da Public Eye e da International Baby Food Action Network (Ibfan) alcuni articoli dei noti marchi Cerelac e Nido contengono una quantità eccessiva di zucchero per porzione. Poiché in molti paesi è necessario dichiarare solo il contenuto totale di zucchero che comprende ad esempio anche il fruttosio o il lattosio presenti in natura, le due organizzazioni hanno fatto analizzare i prodotti Nestlé in un laboratorio belga. Lì è stata determinata la percentuale dei cosiddetti zuccheri nascosti, cioè degli zuccheri aggiunti. Un confronto tra lo stesso prodotto Cerelac in diversi paesi ha rivelato notevoli differenze tra i mercati: mentre in nazioni come la Germania e il Regno Unito gli alimenti per l’infanzia non contengono zuccheri aggiunti, in paesi come il Bangladesh, l’India, il Pakistan, il Sudafrica, l’Etiopia e la Thailandia si trovano da 1,6 a 6,0 grammi a porzione (a titolo di confronto, una zolletta in Italia e in Svizzera pesa circa 4 grammi). Le ong hanno anche scoperto che quasi tutti i cereali per bambini Cerelac sono addizionati di zucchero nei principali mercati di vendita di Nestlé. Ad esempio, 108 dei 115 prodotti analizzati contenevano zucchero aggiunto. Secondo Public Eye il marchio è uno dei più venduti tra i cereali per bambini, con un fatturato di circa 1 miliardo di franchi. Il fatto che questi articoli contengano quasi sempre zucchero è estremamente pericoloso, sostiene l’organismo che un tempo si chiamava Dichiarazione di Berna (DB). Questo perché i bambini si abituano al gusto dolce, che favorisce il rischio di disturbi legati all’alimentazione come l’obesità o malattie croniche quali il diabete. Lo zucchero non è però usato frequentemente solo nei cereali per bambini, ma anche nel latte di proseguimento. Su 29 prodotti a marchio Nido analizzati, 21 contenevano zuccheri aggiunti. Il laboratorio ha determinato la quantità di zucchero supplementare in dieci di questi prodotti, che varia da 0,0 a 5,3 grammi per porzione. Interpellata dall’agenzia Awp, Nestlé dichiara di essere conforme alle normative dell’OMS. «Gli alimenti per l’infanzia sono un gruppo di prodotti altamente regolamentato», ricorda un portavoce. «Ovunque operiamo, il nostro portafoglio è conforme alle normative locali o agli standard internazionali, comprese le soglie per il contenuto di carboidrati, il che include lo zucchero». L’azienda spiega inoltre di aver «ridotto la quantità totale di zuccheri aggiunti nel portafoglio di cereali per l’infanzia dell’11% a livello globale negli ultimi dieci anni». Inoltre gli stessi articoli sono in fase di ulteriore sviluppo e riformulazione «per ridurre ulteriormente il contenuto di zuccheri aggiunti». L’addetto stampa ha aggiunto che «in alcuni paesi europei sono disponibili prodotti senza zuccheri aggiunti, oltre ai prodotti convenzionali con zuccheri aggiunti». Public Eye, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è un’organizzazione non governativa orientata alla sostenibilità, politicamente e religiosamente indipendente per lo sviluppo della solidarietà con sede in Svizzera. Public Eye incoraggia in particolare la politica e le imprese svizzere a rispettare i diritti umani e l’ambiente nei paesi poveri.

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