Il punto di vista di Daniel Mannini sulla mostra museale milanese dedicata al magister Fortunato Depero
elenagollini
Fino al 2 agosto 2026 il prestigioso Museo Bagatti Valsecchi di Milano, in collaborazione con l’altrettanto prestigioso Museo Mart di Trento e Rovereto, accoglie la mostra personale sul magister Fortunato Depero. Con il titolo simbolico “Depero Space to Space. La creazione della memoria” traccia e declina il desiderio condiviso tra Bagatti Valsecchi e Depero di abitare spazi sospesi tra antico e contemporaneo, entrando in una panoramica davvero sui generis. Infatti, il progetto espositivo scaturisce proprio dalla volontà di sottolineare e rimarcare il parallelismo, che seppur in periodi temporali e in epoche diverse, accomuna e unisce i baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi con il geniale Depero, ovvero la possibilità di creare e vivere spazi peculiari, che restano come in bilico tra ciò che è stato tramandato dal passato antico e ciò che affiora dal contemporaneo. La mostra segna il ritorno di Depero a Milano dopo 35 anni dall’ultima sua retrospettiva. Le opere di Depero dialogano in maniera interattiva con quelle della collezione museale permanente, offrendo una suggestione visiva e percettiva molto intrigante e affascinante. Sono presenti oltre 40 lavori tutti di livello altissimo, pensati con un allestimento ad hoc per ottenere la resa ottimale d’insieme e provenienti sia dal Mart sia dalla casa d’arte futurista di Depero. Il percorso estremamente variegato avvalora al massimo la fenomenale capacità versatile e volitiva e l’altrettanto eclettismo poliedrico di Depero, che è stato anche progettista, arredatore e scenografo di successo. Inoltre, la mostra diventa occasione preziosa per raccontare il rapporto stretto di centralità empatica tra Depero e Milano, città d’elezione dell’artista appunto. Infatti, nel 1946 ha presentato in anteprima una mostra personale presso la storica galleria Il Camino. Inoltre, sempre a Milano si è svolta un’importante retrospettiva antologica postuma e una successiva esposizione a Villa Reale nel 1989, determinando la sua rivalutazione critica. La mostra odierna diventa così un ritorno, ma anche un nuovo inizio per conoscere questa figura di calibro e di caratura, alimentando e sollecitando un’occasione di approfondimento e di qualificante accostamento. Su questa scia è stato intervistato Daniel Mannini (www.danielmanniniart.it) con alcune domande a tema rivolte dalla dottoressa Elena Gollini, per esprimere il suo commento valutativo e riflessivo su questa esposizione e su ciò che l’immortale maestro Depero ha rappresentato e tutt’oggi rappresenta nel palinsesto della grande storia dell’arte universale.
D: Un tuo commento su questa speciale mostra celebrativa in omaggio a Fortunato Depero.
R: La mostra celebrativa dedicata a Fortunato Depero vuole riscoprire e valorizzare il talento di uno dei protagonisti più innovativi dell’arte italiana del XX secolo. Depero, con il suo stile dinamico, audace e sperimentale, ha rivoluzionato il panorama artistico attraverso il suo contributo al Futurismo, al design e all’arte grafica. Questa esposizione non solo rende omaggio alla sua genialità, ma offre anche al pubblico l’opportunità di immergersi nella sua visione creativa, scoprendo le sue opere più significative e il suo impatto sulla cultura del suo tempo. È un evento imperdibile per appassionati e neofiti, che permette di apprezzare la modernità e l’originalità di un artista che ha saputo anticipare, senza ombra di dubbio, i linguaggi dell’arte contemporanea, in quanto alcuni lavori riconducono in modo naturale alla sua poetica artistica, confermando l’importanza della sua figura all’interno del mondo artistico nostrano.
D: Quale tra le opere realizzate dal maestro Depero ti conquista e ti colpisce maggiormente e perché?
R: Tra le opere del maestro quello che mi colpiscono maggiormente, quella che spicca è senza dubbio il “Depero Futurista”. Questo libro, che considero come un’opera, rappresenta un esempio straordinario della sua capacità di fondere il Futurismo con la sua personalissima visione di arte totale, attraverso l’uso audace di colori vivaci, forme geometriche, lettering e un approccio multidisciplinare che abbraccia pittura, grafica e design. Quello che mi affascina è il suo spirito di innovazione e sperimentazione, visibile anche dalla copertina stessa: Depero cerca di superare i confini tra le arti per creare un linguaggio visivo dinamico e coinvolgente, riprendendo il movimento, la velocità e l’energia della modernità. Il suo stile vibrante e giocoso, intriso di ottimismo e innovazione, riesce a comunicare un senso di progresso che ancora oggi affascina e ispira la ricerca e la sperimentazione. Questa sua opera rappresenta un punto di svolta nel mondo dell’arte e del design, grazie alla sua capacità di innovare e di sorprendere lo spettatore. Tutto ciò accade ancora oggi vedendo i suoi lavori sempre attuali, lascito di testimonianza importante.
D: Quale scia di ispirazione positiva ritieni che possa esercitare la produzione di Depero nel panorama artistico e creativo odierno?
R: La produzione di Fortunato Depero rappresenta una fonte inesauribile di ispirazione positiva per il panorama artistico e creativo odierno, grazie alla sua capacità di unire innovazione, sperimentazione e un approccio intraprendente. Depero, figura di spicco del Futurismo e del movimento futurista italiano, accoglie il colore vivace, il design audace e una visione futuristica che valorizza il movimento, la tecnologia e la vita moderna, unendo diverse discipline per poter generare opere innovative, trasmettendo un’energia positiva e di speranza. La sua figura è stata di grande rivoluzione nel campo del design grafico, dimostrando come l’estetica possa essere un mezzo potente per coinvolgere e comunicare con il pubblico, spronando i creativi a un’ispirazione positiva nel mondo contemporaneo, con un approccio creativo che cerca di mantenere vivo il desiderio di esplorare nuovi orizzonti e di comunicare con energia e autenticità. Le stesse caratteristiche che ricerco all’interno della mia visione artistica, con un linguaggio più astratto.
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