L’intervento di Cristina Scocchia, CEO di Illycaffè, al Meeting di Rimini
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Cristina Scocchia, CEO di Illycaffè, è intervenuta al Meeting di Rimini per lanciare un appello diretto alle istituzioni europee. Le aziende stanno affrontando un momento particolarmente difficile, schiacciate tra il rincaro dell’energia e l’aumento del costo delle materie prime: la manager ha quindi chiesto a Bruxelles un approccio più pragmatico, capace di coniugare gli obiettivi ambientali con la necessità di mantenere le imprese europee competitive sui mercati internazionali.
Cristina Scocchia: cosa serve davvero alle imprese europee
Nel suo intervento, Cristina Scocchia ha spiegato quali dovrebbero essere, a suo avviso, le priorità dell’agenda europea. L’Unione dovrebbe impegnarsi a completare il mercato unico dei capitali, abbattere i costi energetici e introdurre norme capaci di sostenere l’innovazione anziché frenarla, favorendo al contempo gli investimenti in settori strategici come l’Intelligenza Artificiale e le infrastrutture digitali. Cristina Scocchia ha comunque tenuto a precisare che le imprese non intendono sottrarsi ai propri doveri in materia ambientale: quello che chiedono, ha evidenziato, è maggiore prevedibilità normativa, tempistiche realistiche e un migliore equilibrio tra vincoli e incentivi.
Cristina Scocchia: il nuovo regolamento sugli imballaggi e il caro caffè
Cristina Scocchia si è poi soffermata sul nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, entrato in vigore lo scorso 12 agosto. Pur riconoscendo la validità dell’obiettivo di ridurre i rifiuti e potenziare il riciclo, la CEO ha evidenziato le criticità legate ai tempi di applicazione, dato che alcuni criteri tecnici risultano ancora indefiniti mentre le aziende sono già chiamate ad adeguarsi. Per Illycaffè la novità normativa comporta la revisione di circa 1.800 referenze e un incremento dei costi di imballaggio stimato vicino al 10%. Quanto al mercato del caffè, dal 2021 il prezzo medio della tazzina al bar è aumentato del 24%, mentre il costo del caffè Arabica dell’80%. “Questo dimostra quanto le tensioni che hanno interessato la filiera del caffè negli ultimi anni siano state profonde e prolungate – ha precisato Cristina Scocchia – Ogni azienda ha dovuto decidere quanto di questo aumento dei costi riflettere a valle e quanto mantenere sulle proprie spalle e noi abbiamo deciso di assorbirne una quota significativa”.
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