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Cyberattacchi: frigoriferi ancora presi di mira, ora tocca alle riserve di sangue

6 Novembre 2026 da dagata

Cyberattacchi: frigoriferi ancora presi di mira, ora tocca alle riserve di sangue. Lo “Sportello dei Diritti” lancia l’allarme anche in Italia

Dopo aver colpito centinaia di supermercati in tutta Europa, l’ondata di attacchi informatici contro gli impianti di refrigerazione connessi alla rete ha raggiunto le riserve di sangue francesi, sfiorando la catastrofe sanitaria. Nelle scorse ore, un cyberattacco coordinato ha preso di mira i sistemi dell’Établissement français du sang (EFS), l’ente pubblico francese per la raccolta del sangue, nel tentativo di distruggere i prodotti ematici e il plasma congelato destinati alle trasfusioni. Gli hacker sono riusciti a infiltrarsi da remoto non direttamente nei sistemi dell’ente, ma in quelli di Coolworld, l’azienda esterna incaricata della manutenzione degli impianti. Una volta dentro, i criminali informatici hanno riprogrammato a distanza le celle frigorifere: anziché mantenere la temperatura di sicurezza a circa 30 gradi sotto zero, hanno modificato i parametri impostandoli sull’assurda temperatura di 110 gradi. Nella stessa notte, la medesima offensiva ha preso di mira e fatto innalzare le temperature dei frigoriferi di moltissimi supermercati in una dozzina di Paesi europei. Secondo quanto rivelato dal settimanale francese «Le Canard enchaîné» e confermato dal Ministero della Salute transalpino, il disastro è stato evitato solo grazie al tempestivo intervento di un tecnico di picchetto. Accortosi della manomissione in tempo, l’operatore ha sventato il danneggiamento dei campioni prima che i frigoriferi raggiungessero effettivamente la temperatura impostata dai pirati informatici. L’attacco non ha quindi prodotto conseguenze operative sulla catena trasfusionale o sui pazienti, ma ha sollevato un velo di estrema vulnerabilità sulle infrastrutture critiche. Il caso transalpino accende i riflettori su un rischio sistemico che minaccia l’intera Unione Europea, Italia compresa. I dispositivi IoT (Internet of Things) e gli impianti industriali connessi alla rete, se non adeguatamente protetti, rappresentano una porta d’accesso spalancata per il cybercrimine. “Quanto accaduto in Francia è un campanello d’allarme spaventoso che non possiamo ignorare”, dichiara Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”. “Se oggi celebriamo la prontezza di un tecnico che ha evitato il peggio, domani potremmo trovarci di fronte a intere banche del sangue inservibili, con rischi letali per i pazienti e per la tenuta dei nostri ospedali. Lanciamo un appello urgente al Ministero della Salute, all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e a tutte le strutture sanitarie italiane: è indispensabile verificare immediatamente i protocolli di sicurezza e blindare gli accessi remoti delle ditte di manutenzione esterne. La salute pubblica non può essere lasciata alla mercé degli hacker.”

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