Daniel Mannini commenta la mostra in tributo al maestro Gino Severini
elenagollini
Fino al 1° novembre 2026, presso Palazzo Casoli (Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona) nel cuore della suggestiva Cortona, è allestita una preziosa e pregiata mostra antologica di levatura internazionale, in occasione dei 60 anni dalla morte del maestro esimio Gino Severini (portavoce e promotore autorevole delle alchimie e delle commistioni tra culture, linguaggi e visioni del Novecento). Severini è nativo della città toscana e rappresenta senza dubbio una posizione di protagonista virtuoso delle avanguardie artistiche europee dell’epoca, nonché del movimento futurista, del quale è stato convinto sostenitore e dal quale è stato ispirato nella sua fervida vocazione creativa. La mostra dal titolo simbolico molto significativo e pregnante “Gino Severini. Modernità come dialogo” offre una rivisitazione fertile e feconda del percorso artistico e anche umano ed esistenziale, evidenziando il ruolo nevralgico svolto da Severini in qualità di mediatore e intermediario tra proiezioni e prospettive differenti, ovvero in particolare tra Italia e Francia, tra tradizione e innovazione, tra avanguardie e classicità, tra arte moderna e dimensione spirituale. Sono in esposizione oltre 80 opere tra dipinti, disegni, documenti e materiali d’archivio provenienti da rinomate strutture museali italiane ed estere (tra cui il Centro Pompidou di Parigi, l’Estorick Collection di Londra, il Museo del Novecento di Milano, la Pinacoteca Vaticana, il Mart di Rovereto), nonché da importanti collezioni private. Il percorso futurista compiuto da Severini viene articolato in cinque distinte sezioni, che definiscono le tappe primarie e fondamentali dell’evoluzione sperimentale. Dalle esperienze in età più giovane accostabili al Divisionismo e ai primi anni parigini, passando attraverso il Futurismo e l’intreccio in commistione con il Cubismo, fino al ritorno al Classicismo e alle profonde e intense riflessioni sulla relazione di connessione tra arte e architettura. La mostra delinea al meglio la speciale identità peculiare di questo illustre artista, capace di mettersi in continua e costante modalità di confronto con le sfide del proprio tempo, restando sempre comunque fedele a se stesso e ancorato ai propri ideali e valori cardine imprescindibili e inderogabili. Viene inoltre fatta emergere la particolare corresponsione di scambio sinergico tra Severini e alcuni dei più accreditati protagonisti della sfera culturale europea del Novecento (Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carra, Pablo Picasso). Un’ulteriore meritevole spinta di approfondimento è dedicata alla produzione religiosa e monumentale risalente al periodo più maturo e avanzato, scaturita da nuove ricerche in campo scientifico. All’interno del comparto espositivo è stato perfettamente ricreato e ricostruito per la prima volta, con un’elaborazione certosina e doviziosa, il focus di questa fase artistica e dell’impegno ragguardevole nella decorazione di murali custoditi in numerose chiese della Svizzera francofona, tra gli anni ’20 e ’40, che delineano il suo concreto tentativo di unificare e conciliare linguaggi moderni e tradizione cristiana, alimentando una sintonia positiva. La mostra si chiude simbolicamente con il ritorno di Severini a Cortona, la sua amata città natale con la quale la simbiosi emotiva ed emozionale non ha mai rallentato e scisso il legame stretto di sincero affetto radicato. Su questa esposizione davvero interessante e stimolante è stato interpellato il promettente artista emergente Daniel Mannini (www.danielmanniniart.it) intervistato dalla dottoressa Elena Gollini per esprimere il suo pensiero al riguardo.
D: Un tuo commento su questa pregiata mostra antologica commemorativa in dedica al maestro Gino Severini, allestita nella sua città natale Cortona, in occasione dell’anniversario simbolico dei 60 anni dalla scomparsa.
R: La mostra dedicata a Gino Severini a Cortona rappresenta un’occasione per riscoprire e celebrare il contributo fondamentale di uno dei protagonisti del Futurismo e dell’arte moderna italiana. Allestita nella sua città natale, questa esposizione non solo rende omaggio alla sua straordinaria carriera, ma crea anche un dialogo intimo tra il passato e il presente, permettendo ai visitatori di immergersi nel suo universo creativo. Il sessantesimo anniversario della scomparsa del maestro è un momento di riflessione e di riscoperta, e questa mostra si distingue per l’accuratezza delle opere selezionate e per l’emozione che suscita nel rievocare un artista che ha saputo innovare il linguaggio artistico con eleganza e audacia. Un omaggio suggestivo, che rafforza il legame tra l’artista e la sua terra, invitando i presenti a una riflessione più profonda sul suo lascito culturale come testimonianza da tramandare generazione dopo generazione.
D: All’interno della corposa produzione del maestro futurista Severini, quale opera ti attira e ti colpisce maggiormente e perché?
R: Tra la vasta produzione del maestro futurista Severini, un’opera che mi colpisce particolarmente è “Vortice di Velocità”. Questa composizione rappresenta in modo potente l’essenza del Futurismo, catturando l’energia frenetica e il dinamismo della modernità, rimanendo attuale anche per i tempi odierni perché sono caratteristiche che rispecchiano perfettamente questa realtà. La sua composizione audace, con linee diagonali e forme scomposte, sembra quasi voler trasmettere il movimento continuo e l’accelerazione del progresso tecnologico e urbano, che procedono di pari passo. Mi affascina perché riesce a comunicare visivamente il senso di dinamismo che caratterizzava il suo tempo, e al contempo invita lo spettatore a riflettere sul rapido cambiamento della società moderna. Questo riguarda tutto il movimento futurista, che rimane un’espressione artistica di primissimo livello grazie alla sua capacità di anticipare i tempi, che poi sono quelli che conosciamo tutti. Una lungimiranza che credo non abbia eguali da questo punto di vista.
D: In che modo ritieni che la poetica espressiva del maestro Severini possa influire positivamente come stimolo d’ispirazione per la tua vocazione creativa?
R: La poetica espressiva del maestro Severini, con la sua capacità di catturare la vitalità del movimento e la luminosità dei colori, può rappresentare un potente stimolo d’ispirazione per la vocazione creativa riguardo l’azione della gestualità nella mia espressione astratta. La sua attenzione alla dinamica delle forme e alla luce, spesso ispirata dall’arte futurista e dalla vita urbana, invita a esplorare nuove modalità di espressione artistica, permettendomi di provare a spingermi nel superare i confini tradizionali e a cercare un linguaggio più libero e immediato. Inoltre, la sua sensibilità nel cogliere l’energia del momento mi incoraggia a valorizzare ancora di più l’istinto e l’emozione nella creazione, rendendo il mio percorso artistico più autentico e vibrante. La sua poetica può essere un esempio di come la passione e l’innovazione possano alimentare la mia crescita artistica, spingendomi a sperimentare e a comunicare con intensità e originalità.
Inserito in Arte |
Nessun Commento »