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Risparmio in crescita per gli italiani, ma la prudenza può essere un handicap

30 Aprile 2026 da helly

C’è un dato positivo che emerge negli ultimi trimestri: è la propensione al risparmio degli italiani, che sta tornando a crescere. Tuttavia le famiglie italiane continuano a dare ampia preferenza agli impieghi più prudenti, e questo rappresenta un limite che si ripercuote sull’intero sistema economico nazionale.

L’analisi sull’andamento del risparmio

risparmioLa fotografia della situazione è stata fatta dall’Osservatorio ANIMA, che ha realizzato (assieme ad Eumetra e Research Dogma) un report riguardante il risparmio delle famiglie italiane. Questa indagine è stata condotta online all’inizio del 2026, intervistando oltre 1000 adulti bancarizzati, metà dei quali investitori.

Fiducia ma non troppa

Il quadro che viene fuori è che gli italiani sono tornati a mettere da parte qualche risparmio e stanno tornando lentamente anche a investire, perché si aspettano miglioramento della situazione economica nazionale nei prossimi 12 mesi. Tuttavia quando si passa ad esaminare la prospettiva individuale, si assiste ad una polarizzazione. Infatti metà ritiene che peggiorerà la propria condizione e l’altra metà che migliorerà.

Inoltre se cresce la propensione a investire, gli italiani continuano a preferire enormemente gli impieghi più prudenti. I prodotti finanziari sono scelti dal 56% dei soggetti bancarizzati e dal 75% degli investitori. Al secondo posto c’è l’investimento nel mattone, che tuttavia registra un calo di interesse evidenziando una maggiore apertura verso strumenti che siano più liquidi e diversificati.

I più intraprendenti sono i giovani, che agiscono spesso da soli, seguono strategie trading con indicatori e investono anche su asset a maggior coefficiente di rischio (come le valute virtuali o il mercato azionario).

Un limite per il paese

La scelta di rivolgere le proprie attenzioni verso quei prodotti finanziari ritenuti più prudenti, benché ampiamente giustificabile – soprattutto alla luce dell’attuale contesto internazionale – rappresenta comunque un limite per il nostro Paese. La mancanza di una propensione al rischio infatti sottrae risorse economiche che sarebbero utilissime, soprattutto alle piccole e medie imprese e alle startup innovative.

Molto indietro la previdenza integrativa

Un altro aspetto interessante è che, malgrado il risparmio sia in aumento, la previdenza integrativa rimane ancora molto indietro. Tre italiani su quattro ritengono questo un tema importante, e addirittura l’80% ammette di averci pensato, ma poi soltanto una persona su 5 decide effettivamente di sottoscrivere un piano di previdenza integrativa per garantirsi una vecchiaia più serena.

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